Berbenno - Guida Turistica

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Canonica
  L'edificio, che fonde armonicamente con la costruzione della grande chiesa parrocchiale, è collegato da un piccolo tratto di porticato giàesistente nel 1500, alla chiesa, nel quale la popolazione si riuniva per discutere i problemi della comunità. La Canonica, che ha l'ingresso a Nord, lungo il viale alberato che porta alla chiesa, si affaccia sul fondovalle nel suo lato Sud. L'accesso è segnato da un portale in granito della prima metà del 1700. Sopra il portale in granito c'è un affresco, probabilmente di Francesco Piatti di Teglio, raffigurante la Sacra Famiglia. L'accesso conserva le caratteristiche tipiche degli ingressi delle antiche dimore gentilizie: vi è traccia dell'ingresso carraio, che portava ai vani adibiti a scuderia e sistemati a pianterreno. I locali di abitazione sono sistemati su due piani. Vari rifacimenti avvenuti in epoche diverse hanno modificato la struttura originaria interna della casa. Da elementi emersi nel corso dei lavori di riattamento, pare di poter dire che in origine i locali di abitazione erano molto vasti e alti, tali da poter ospitare i diversi sacerdoti che costituivano il presbiterio della pieve di Berbenno e che si trasferivano la Domenica nei villaggi vicini per il servizio religioso. Dall'ampia terrazza, che si trova nella parte verso Valle, si ammira l'ampio panorama delle Orobie e della Valle dell'Adda nella sua parte centrale. Notevole è e' l'atrio, per il quale si accede al piano di abitazione del Parroco: lungo le pareti sono dipinti gli stemmi delle famiglie nobili ( blasoni ), dalle quali per molti secoli provennero gli arcipreti di Berbenno. Questi stemmi gentilizi furono fatti eseguire, come testimonia un'iscrizione, dall'arciprete Piazzi di Ponte. Il primo degli stessi stemmi è quello della famiglia Castiglioni, a cui apparteneva l'arciprete Guidotto Castiglioni, che assunse la guida della pieve di Berbenno nel 1452. Un'iscrizione in elegante lingua latina afferma che, pur non sussistendo tracce documentate, molti arcipreti si sono succeduti prima di quella data. Sempre nell'atrio di accesso, appare, parzialmente emerso da sotto un grosso strato d'intonaco, un affresco, che probabilmente e' fra i più antichi della Valtellina: riproduce il leone rampante, che figura nello stemma della famiglia Castiglioni, a cui apparteneva l'arciprete Guidotto Castiglioni che assunse la guida della pieve di Berbenno nel 1452. Un' iscrizione in elegante lingua latina afferma che, pur non sussistendo tracce documentate molti arcipreti si sono succeduti prima di quella data. Sempre nell'atrio di accesso appare, parzialmente emerso da sotto un grosso strato di intonaco, un affresco, che probabilmente è fra i più antichi della Valtellina: riproduce il leone rampante, che figura nello stemma della Fam. Castiglioni. Va tenuto presente che nei secoli anteriori al 1000 l'unica chiesa, nella quale confluivano gli abitanti dei villaggi, sia della sponda destra che della sinistra dell'Adda, era quella di San Pietro, chiamata di S. Pietro in via. Sorgeva nel fondovalle, dove si trova tuttora, all'incrocio delle strade che conducevano ai vari paesi. Presso questa chiesa c'era la dimora dei sacerdoti incaricati del servizio religioso. Verso il 1000 - 1100 fu costruita là, dove ora sorge la chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta, una chiesa intitolata a S. Maria. La canonica è di proprietà della comunità, non dell'arciprete che l'abita per svolgere il ministero parrocchiale.
Casa Noghera
  La casa Noghera si affaccia, a Ovest, sulla piazza Garibaldi, e a Nord sulla Via Roma: risale con molta probabilita' al 1700. Apparteneva anticamente alla nobile famiglia Noghera, che possedeva, ancora nel 1900, una vasta proprieta' in localita' Much, sulla mulattiera che da Berbenno conduce a Pedemonte (anticamente vi si trovava la contrada di Sedurno). In seguito, estintasi la famiglia Noghera, l'edificio e' stato acquistato dalla famiglia Bianchini, che l'abita tuttora. Gli attuali proprietari hanno modificato la struttura della casa: si e' aperto il secondo ingresso, a cui si accede da una rampa di scale, verso la piazza Garibaldi, si e' riattato parte dell'edificio, deturpandolo notevolmente. L'ingresso principale, come pure l'ingresso all'antica cappella, dedicata a Maria Immacolata ed ora chiusa, si aprono sulla via Roma. Sempre su questa facciata si notano al primo piano sette finestre chiuse da antiche ante, finemente dipinte a motivi floreali. Infatti l'interno del primo piano non e' stato riattato, per l'intervento della Soprintendenza alle Belle Arti, che ha asportato parte degli affreschi interni. L'edificio si compone di due piani superiori, solaio e pianterreno, adibito in parte a stalla e fienile. Molte delle antiche suppellettili (mobili, quadri, vasi ecc.) sono state o vendute o distrutte.
Casa Moncecchi
  La casa Moncecchi, che si trova in Via Roma in prossimita' della Piazza Garibaldi, fino agli anni cinquanta e' stata adibita a scuola: infatti in una soffitta vi e' tuttora un banco e si notano ancora delle iscrizioni in alcuni locali, non ancora restaurati. L'edificio e' composto dal pianterreno, due piani superiori, e dalla soffitta. Si accede all'atrio di ingresso da un bel portale in pietra a tutto sesto; sopra il quale attualmente si intravede un affresco molto sbiadito, per cui risulta difficile identificarne il motivo. Vi si notava, fino a pochi anni fa, anche uno stemma in marmo che raffigurava un cigno con a fianco la lettera P. La casa probabilmente apparteneva alla nobile famiglia dei Parravicini Capelli o ai Parravicini de Asnago. A sinistra dell'atrio si scende da un portone alle cantine; il pianterreno e' adibito ora a falegnameria. Da due rampe di scale si sale poi al primo e al secondo piano; il primo piano e' stato in parte riattato ed e' abitato attualmente dalla famiglia Moncecchi. L'appartamento e' molto grande, il soffìtto, molto bello, e' a volte a tutto sesto. Il secondo piano corrisponde al primo come struttura, nell'atrio si nota una stufa in mattoni (pigna), che serviva al riscaidamento di alcuni locali. La soffitta e' divisa in tre locali, quello centrale e' rivestito in legno ed era probabilmente una " stüa ". Dalla finestra rivolta a Sud del primo locale si puo' ammirare il panorama dì Berbenno e in particolare la Torre dei Capitani.
Casa Piccioli
  La casa si trova in localita' Palasio, la facciata che dà sulla strada e' alta circa 8 m. e larga 12 m. Sotto la grondaia vi sono quattro piccole finestrelle rotonde incorniciate da decorazioni. Al primo piano o piano nobile si notano al centro, due finestre, coperte da una rete arrugginita, con piccoli davanzali sotto i quali si possono intravedere molto sbiadite delle cornici dipinte, di color azzurrino. All'altezza delle finestre, su tutta la facciata appare un motivo decorativo a scacchi, agli angoli invece si nota una decorazione raffigurante pietre di diversa dimensione, sempre azzurre, con delle sfumature bianche. Al pianterreno ci sono altre due finestre con davanzali lavorati. Anche queste sono incorniciate da decorazioni piu' accurate, sempre dipinte, bianche perche' molto sbiadite. Parallela ai davanzali vi e' una piccola striscia bianca che percorre tutta la facciata. Sempre sulla facciata vi e' una porta di ingresso a tutto sesto in pietra, la porta e' in legnoe si chiude con un catenaccio. Le altre facciate sono semplici e hanno delle finestre, tranne quella volta a Sud su cui si notano delle piccole aperture di tutte le forme, che probabilmente costituiscono la piccionaia. Sopra il portone d'ingresso si nota scolpita l'ostia fiammeggiante, su cui appare inciso il trigramma I.H.S. di S. Bernardino da Siena, che fu amico di Benigno de Medici e che venne a predicare in Valtellina nei primi decenni del 1400. I notai e i membri della Confraternita dei Disciplini avevano adottato come simbolo l'ostia di S. Bernardino. La casa che risale al XV - XVI secolo in origine probabilmente o appartenne a un notaio o fu adibita a cappella da una confraternita (come si potrebbe supporre dall'affresco a carattere religioso e dall'acquasantino che vi erano all'interno). All'interno vi sono due piani: il pianterreno e il primo, ciascuno di quattro stanze. Al pianterreno vi era probabilmente un salone o una cappella, come si puo' supporre dall'affresco a carattere religioso: vi si notavano immagini di santi. L'antico salone e' stato diviso in due locali, di cui uno e' stato adibito a cucina. E' stato venduto dagli attuali padroni ad un antiquario un acquasantino in legno, sorretto da un putto, che appariva aii'interno sulla porta d'ingresso. Sempre nella cucina, appare un camino annerito dal fumo, ornato un tempo sulla cappa da un cigno (dei Parravicini). Molto bello e' il lavandino in pietra. Dall'atrio d'ingresso si scende in cantina. Il primo piano e' disabitato, costituiva probabilmente in origine il " piano nobile ", dove risiedeva la famiglia padronale. Gli ultimi proprietari della casa furono i Piccioli, che la vendettero alla famiglia Bongiolatti, soprannominata Po'c.
Casa Marchionni
  La casa si trova in prossimita' della contrada Palasio, sulla strada che congiunge Berbenno a Regoledo. Risale con probabilita' al 1700, appartenne fino al 1900 alla nobile famiglia Sassi di Sondrío, che possedeva a Berbenno dei terreni. L'ingegner Sassi, che regalo' al comune di Sondrio il suo giardino e il suo Palazzo, era solito trascorrere le vacanze estive in questa casa. Successìvamente il fattore dei Sassi, Umberto Marchionni, padre di Luigi Marchionni, acquisto' la casa. L'edificio, lungo 35 m., largo 20 m. e alto 8 m., si compone del pianterreno e di due piani superiori. Si pensa che una frana abbia ricoperto parte della casa, innalzando la strada di piu' di un metro. Durante lavori di riattamento si e' trovata una galleria, che attraversava quasi tutto il paese di Berbenno. In un locale, che ora e' adibito a stalla, sono stati rinvenuti degli affreschi: cio' ci fa supporre che si trattasse in origine di una sala.
Canonica ai Crotti detta Casino
  Oltre alla canonica adiacente alla chiesa arcipretale ve n'era un'altra, in posizione dominante, nella contrada Crotti. Qui l'arciprete o il canonico veniva a trascorrere l'estate, perche', data la vicinanza del torrente Finale, il luogo era piu' fresco. La casa, detta anche " il Casino " (forse perche' luogo di villeggiatura), si compone del pianterreno, due piani superiori (tutti di quattro locali circa) e della soffitta. L'edificio fu probabilmente costruito nel 1600 e riattato nel 1700 dall'arciprete Bernardo Piazzi di Ponte. Si nota infatti sulla lunetta sovrastante il portale un affresco datato 1704 che raffigura la Vergine e due angeli, in mezzo o delle nuvole. Vi si legge in un cartiglio la scritta: DOMUS ARCIPRETAL!S ECCLESIAE S. MARIAE. Questo affresco e' da attribuirsi al pittore Francesco Piatti di Teglio, chiamato Francesco da Mazzo. Dipinse anche l'affresco che si nota sopra il portale d'ingresso dell'attuale canonica; lavoro'pure a Postalesio e a Spinedi. La casa appartiene alla famiglia Meraviglia, che l'affitta ad una famiglia di Milano nei mesi estivi.